13/04/2021

Nel mondo dei social, il prodotto siamo noi.

Che l’avvento dei social ha cambiato per sempre la nostra vita nel bene e nel male lo sappiamo, ma a livello di marketing e comunicazione, oltre ad usarli come veicolo di promozione diretta, il nostro alias ovvero la nostra persona virtuale ha acquistato un peso specifico che fa pendere l’ago della bilancia a nostro vantaggio o svantaggio.

Partiamo subito con tre esempi pratici così da avere dei punti di riferimento reali e non teorici:

  1. ll candidato. Molte persone per iniziare il proprio percorso lavorativo (o cambiare lavoro) iniziano scrivendo un cv fatto più o meno bene inserendo le proprie competenze ed esperienze, poi procedono con una veloce ricerca delle aziende che potrebbero essere interessate ed infine inviano il cv confidando nella buona sorte. Tutto bene ma… e i social? Come consulente per diverse agenzie di comunicazione ho avuto qualche volta anche il compito di selezionare potenziali candidati per l’ampliamento del team interno. Questo mi ha dato modo di sperimentare e addentrarmi in prima persona in tutte le fasi procedurali arrivando a delle conclusioni che hanno poi trovato conferma da chi, la selezione di personale, lo fa di professione. Quando si prende in considerazione l’assunzione di una persona le competenze certificate contano soltanto per il 50% circa nella scelta finale, il restante 50% è determinato dalla parte umana. Capisco che può ad alcuni suonare come una cosa discriminatoria che si prenda in considerazione il lato caratteriale o lo stile di vita di un candidato, però ricordiamoci che non siamo computer o automi, che  con quella persona ci devi convivere e che la vedrai più spesso dei componenti della tua famiglia. Gli esempi che potrei portare sono davvero moltissimi: da quella persona che facendo baldoria tutti i fine settimana non si presentava sistematicamente al lavoro il lunedì o, se lo faceva, passava la giornata in modalità zombie, a quella che aveva tratti caratteriali così arroganti ed egocentrici da spostare “l’asse energetico” di tutta l’agenzia.
    Quindi come si fa a sapere qualcosa di più su una persona? Oggi lo sappiamo, è facile, ci sono i social e ogni selezionatore di personale vi assicuro sarà la prima cosa che andrà a guardare. Una azienda non assume solo le vostre competenze, assume quello che apparite come persona.
  2. Il libero professionista. Chi lavora in proprio è spesso ambasciatore unico di sé stesso, il proprio business lo costruisce dal basso con fondamenta basate sulla reputazione e sul “passa parola”. Fino a poco tempo fa quando avevamo bisogno di un commercialista, un avvocato, un dentista, il massimo che potevamo scoprire al riguardo erano le sue competenze specifiche e, se suggerito da un conoscente, un’impressione generale e riportata. Ora con i social possiamo sapere che orientamento politico ha, cosa fa nel tempo libero, come comunica, se ci ispira simpatia o antipatia, insomma farci noi stessi un’impressione diretta e non riportata. Recentemente ad esempio cercavo un osteopata nei dintorni di casa mia. Lo zio google ha trovato un “nome”, poi dal nome sono risalito alla sua identità virtuale, ho visto che aveva un viso molto simpatico ed accogliente, che lavorava in un bell’ambiente, che era sensibile a temi a me cari e quindi ho telefonato per fissare un appuntamento. Viceversa, tempo fa mi era stato proposto un nome di un professionista nel settore edile, sulla carta aveva tutte le competenze specifiche per essere ingaggiato ma l’idea che traspariva di lui sui social mi ha fatto desistere.
  3. L’imprenditore. Gli “scivoloni”, gli scandali o i momenti di gloria social di alcuni vip/imprenditori sono all’ordine del giorno. Quello che l’utente medio non sa è che questi eventi sono inesorabilmente accompagnati da flessioni di mercato molto significative. Perché l’acqua della Ferragni costa un occhio della testa? Non certo per le sue proprietà diuretiche (parlo dell’acqua eh). Perché quando la famigerata intervista di Elon Musk in cui si fumava uno spinello è diventata virale sui social, si è scatenato il finimondo e le quotazioni di Tesla in borsa hanno avuto un tracollo? Siamo tutti d’accordo che non ci può essere una relazione tra i tiri di fumo del buon Elon e la durata delle batterie delle Tesla giusto?

Risulta evidente quindi che non acquistiamo un prodotto solo per le sue caratteristiche, non scegliamo un professionista solo per le sue competenze e non assumiamo un candidato solo per la sua preparazione accademica. Il nostro alias è il packaging di ciò che offriamo ed è sempre in esposizione nelle vetrine dei social network.
Personalmente tendo a vedere il lato positivo delle cose ed essendo un divulgatore di marketing etico, questa cosa a me piace! Piace perché si sta riportando l’attenzione sulla persona e sui valori che può avere o non avere, piace perché quello che una persona fa e dice (e come lo dice) ha una ripercussione reale ed immediata anche nel suo business. Chissà… magari le persone, toccandogli il portafoglio, inizieranno a prestare attenzione e ad assumersi maggiormente la responsabilità di ciò che divulgano.

E voi, quanta attenzione ponete ai contenuti che postate sui social? Siete consapevoli dell’eco che potrebbe avere sul vostro business?

 

© Massimo Montresor

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