Nel mondo dei social, il prodotto siamo noi.

l peso dei social sulla nostra immagine professionale (e non solo)

Che l’avvento dei social abbia cambiato per sempre la nostra vita – nel bene e nel male – è ormai un fatto assodato. Ma a livello di marketing e comunicazione, il cambiamento va ben oltre il semplice utilizzo dei social come canale promozionale.

Oggi il nostro alias, ovvero la nostra identità digitale, ha assunto un peso specifico reale, capace di far pendere l’ago della bilancia a nostro favore… o contro di noi.

Per spiegarmi meglio, ti porto tre esempi pratici – concreti, niente teoria – così da avere subito dei riferimenti tangibili.

📌 Il candidato

Chi cerca lavoro, di solito parte dal classico: scrive un curriculum, lo invia alle aziende che ritiene più interessanti e spera in un riscontro. Fin qui, tutto normale.
Ma… i social?

Nel mio lavoro come consulente per agenzie di comunicazione, mi è capitato più volte di affiancare i team nella selezione di nuovi candidati. Questo mi ha permesso di vivere da vicino tutte le fasi della ricerca di personale, e una cosa l’ho capita in fretta: le competenze certificate valgono solo per il 50% nella scelta finale.
Il resto lo fa la persona, intesa come essere umano, carattere, valori, atteggiamento.

So che a qualcuno potrà sembrare “discriminatorio”, ma fermiamoci a riflettere: con quella persona ci lavorerai ogni giorno, la vedrai più del tuo partner o dei tuoi figli. È normale, e direi anche sano, che si valuti anche il lato umano.

E qui entrano in gioco i social.

Come scoprire chi sei davvero?
Semplice: basta un’occhiata al tuo profilo. Foto, post, commenti, stile comunicativo… tutto parla di te. E fidati: i selezionatori lo fanno eccome.
Un’azienda oggi non assume solo il tuo CV, ma anche la tua immagine online.

Ti faccio due esempi reali:

Un candidato bravissimo, sulla carta. Ma ogni lunedì era “out of order” per le sbornie del weekend. La cosa traspariva già dai post pubblici. Scartato.
Un altro, tecnicamente valido, ma sui social emergevano tratti arroganti ed egocentrici. In agenzia bastano pochi giorni con una persona così per destabilizzare l’intero team.

Morale?
Cura ciò che comunichi. Sempre.

📌 Il libero professionista

Chi lavora in proprio è il primo ambasciatore di sé stesso. Il business cresce su basi solide: competenza, fiducia e passaparola. Ma oggi il passaparola è cambiato.
Non passa più solo per la voce degli amici: passa anche dai contenuti che pubblichi.

Fino a qualche anno fa, quando cercavamo un avvocato, un dentista, un commercialista, ci si affidava all’esperienza altrui. Oggi invece possiamo sbirciare direttamente nella loro vita online.
Scoprire come parlano, come si pongono, se ci ispirano fiducia, se condividono valori simili ai nostri.

Un esempio concreto:
Cercavo un osteopata. Google mi ha dato un nome. Dai social ho scoperto il suo volto sorridente, l’ambiente accogliente in cui lavora, la sua attenzione a tematiche per me importanti.
Risultato? Ho preso appuntamento.
Al contrario, mi era stato proposto un altro professionista con ottime referenze, ma la sua comunicazione social mi ha fatto passare la voglia. E ho lasciato perdere.

Non è solo apparenza. È percezione. È coerenza tra ciò che dici di essere e ciò che si vede.

📌 L’imprenditore

E poi c’è il mondo degli imprenditori e personaggi pubblici, dove la connessione tra social e realtà è ancora più evidente.

Ogni “scivolone” sui social ha ripercussioni concrete sul mercato.

Prendiamo due esempi famosi:

L’acqua di Chiara Ferragni, venduta a prezzi assurdi. Non per le sue proprietà miracolose (parlo dell’acqua eh!), ma per il personaggio che la sponsorizzava. Quando è scoppiato il caso, la sua immagine ha subito un colpo e con lei anche i suoi brand.

L’intervista virale in cui Elon Musk fuma uno spinello. Il gesto, apparentemente innocuo, ha causato un crollo immediato delle azioni Tesla. Nessun nesso tecnico con le batterie delle auto, certo, ma un impatto economico reale e immediato.

La verità è che non compriamo solo un prodotto.
Compriamo storie, persone, immagini, valori.

Il nostro alias è il packaging di ciò che offriamo.
Ed è in vetrina 24 ore su 24.

🎯 Il punto è proprio questo

Non scegliamo più solo per competenze.
Non assumiamo più solo per il CV.
Non acquistiamo più solo per le caratteristiche tecniche di un prodotto.

Scegliamo per empatia. Per valori condivisi. Per coerenza.

E io questa cosa la vedo positivamente.

Come professionista che si occupa di marketing etico, trovo sano e giusto che oggi si ponga nuovamente attenzione alla persona. Che ciò che dici, fai, e come lo comunichi, abbia un impatto reale sul tuo business.

Magari, toccando il portafoglio, qualcuno inizierà davvero a prendersi responsabilità dei contenuti che pubblica.

E tu?
Quanta attenzione poni ai contenuti che posti sui social?
Ti sei mai chiesto che eco possano avere sul tuo lavoro, sulla tua reputazione o sulla fiducia che gli altri ripongono in te?

Pensaci. Perché là fuori, qualcuno ti sta già osservando. E ha appena letto il tuo ultimo post.

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