Google Analytics, FB pixel e cookie policy GDPR, convivenza ancora possibile?

Questo articolo ha il solo scopo di portare l’attenzione su una visione un pò più ampia di quello che questa nuova regolamentazione comporta, in pratica, nella scelta del cliente / web designer o responsabile del sito, non è da considerarsi come consulenza “assoluta” poiché bisogna sempre valutare caso per caso.

Doverosa premessa è ricordare che il codice standard di Google utilizza dei cookie che raccolgo anche informazioni sensibili dell’utente, dall’indirizzo IP fino alle (spesso presunte) informazioni personali quali sesso, target ecc.

La nuova GDPR specifica che non basta mettere un banner informativo per l’utente, bisogna che il banner dia la possibilità di scegliere se accettare i cookie oppure no, dando quindi la possibilità all’utente di navigare il sito anche senza il codice Google analytics, per dirla in maniera semplice non basta più scrivere “se prosegui accetti l’uso dei cookie”.
Non solo, se si utilizzano più applicazioni, mettiamo caso Google analytics e FB pixel, serve mettere una spunta per accettazione su ogni servizio e cosa più importante, che la spunta sia di default DISATTIVATA.

Questo cosa significa da un punto di vista della UX?
Significa moltissimo, perché l’utente abituato ormai a questa invasione di banner su ogni sito, tenderà a cliccare la cosa più semplice e più veloce, senza leggere.
In parole povere la quasi totalità dei banner sarà chiuso con le spunte de default che sono di NON accettazione.
Questo ovviamente se si vuole essere in regola con le normative.

Se per FB pixel il “danno” è più semplice da comprendere (semplicemente quell’utente non verrà seguito) con Google il discorso si complica un pò, perché i dati raccolti saranno frammentari e incompleti, vanificando così ogni analisi e deduzione reale sul sito monitorato.

Il codice di Google analytics può anche essere incorporato con funzione anonima, ovvero raccoglierà i dati a pacchetto, senza leggere l’IP utente e quindi senza raccoglierne i dati sensibili. I dati saranno ovviamente meno completi, ad es. spesso Google interpreta erroneamente il paese di provenienza dell’utente e non si avranno i dati legati a sesso e target.
Questa, almeno per ora è la soluzione comunque prediligo perché come accennavo sopra, i dati raccolti sono comunque non certi, basti pensare che spesso il pc di casa è uno ma usato da molti utenti diversi.

Conclusioni?
Il retargeting di FB pixel allo stato delle cose si può inserire ma otterrà una percentuale di attivazione molto bassa, Google meglio utilizzarlo con IP anonimo, almeno avremmo i dati reali sul numero di visite del sito, cosa che andrebbe falsata con il codice standard.

© Massimo Montresor